22 giugno 2023 — Ramzi Chamat
Decisioni delle banche centrali a giugno: impatto sui tassi d'interesse

Il mese di giugno è stato caratterizzato da decisioni cruciali da parte delle banche centrali. La Federal Reserve statunitense (FED) e la Banca centrale europea (BCE) hanno annunciato misure riguardanti i tassi d'interesse. Anche la Banca nazionale svizzera (BNS) ha preso una decisione, aumentando il tasso guida dello 0,25% per portarlo all'1,75%.
A livello globale, il contesto dei tassi d'interesse presenta dei contrasti. Negli Stati Uniti, nonostante la solidità del mercato del lavoro, l'inflazione è in calo. L'indice dei prezzi al consumo (IPC) statunitense ha raggiunto il minimo da due anni, attestandosi al 4%. Di conseguenza, la FED ha deciso di mantenere l'intervallo obiettivo dei tassi guida tra il 5,00% e il 5,25%, tuttavia il presidente della FED, Jerome Powell, ha menzionato la possibilità di due ulteriori rialzi entro la fine dell'anno. Si prevede quindi che i tassi guida raggiungeranno il 5,75% - 6,00% entro la fine dell'anno. I mercati hanno reagito a questo annuncio considerandolo più restrittivo del previsto, il che ha portato a un leggero apprezzamento dell'indice del dollaro statunitense (DXY).
Nonostante il calo dell'inflazione nell'area euro al 6,1% a fine maggio, la BCE ha deciso di aumentare il tasso guida di 25 punti base, portandolo al 4,25%. La BCE prevede di continuare ad aumentare i tassi d'interesse nel medio termine. Questa decisione ha provocato un lieve apprezzamento dell'euro rispetto al dollaro statunitense e al franco svizzero.
La BNS ha tenuto conto dell'inflazione attuale e di quella cumulativa degli ultimi anni (2020-2023) negli Stati Uniti e in Europa, che risultano nettamente superiori a quelle registrate in Svizzera. Di conseguenza, la BNS ritiene che il franco svizzero sia sottovalutato. Il differenziale dei tassi d'interesse tra Stati Uniti, Europa e Svizzera esercita ora una pressione supplementare sul franco svizzero.
Queste decisioni hanno messo la BNS sotto pressione. Sebbene l'inflazione sia diminuita a maggio (2,2%), una svalutazione del franco svizzero potrebbe importare l'inflazione dai paesi anglosassoni ed europei. Per contrastare tale tendenza, è stato annunciato un ulteriore aumento dello 0,25% del tasso guida. L'innalzamento del tasso guida e la vendita di valuta estera da parte della BNS rimangono i mezzi più efficaci per lottare contro l'inflazione.
Questi rialzi dei tassi della BNS hanno ripercussioni sui costi di finanziamento. I costi di finanziamento a breve termine diventano più onerosi e la curva dei rendimenti si inverte, con tassi d'interesse a medio e lungo termine inferiori rispetto a quelli a un anno. Il mercato prevede che i rialzi dei tassi guida della BNS avranno un effetto positivo nel medio termine, riducendo così l'inflazione e gli oneri finanziari.
Fonti: Raiffeisen Svizzera, BNS


